Allarme Epatite A in Campania: frutti di mare e frutti di bosco nel mirino
Cresce l’allerta in Campania per l’incremento dei casi di epatite A: nei primi mesi del 2026, aggiornati a giovedì 19 marzo, sono stati accertati 133 contagi, con un trend ancora in crescita. La maggior parte delle infezioni si concentra nella città di Napoli e nel suo hinterland, con i frutti di mare indicati come principale veicolo di trasmissione.
Da Palazzo Santa Lucia arrivano misure straordinarie e raccomandazioni per ridurre il rischio, con il rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e campagne di prevenzione a tutela della salute pubblica. L’intervento coinvolge i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica regionale.
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, trasmissibile per via oro-fecale attraverso acqua o cibi contaminati, o contatto stretto con persone infette. Il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi, con un periodo di incubazione tra 15 e 50 giorni. Tra i sintomi più frequenti figurano febbre, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero, mentre nei bambini l’infezione può essere asintomatica.
Attenzione a cibi crudi e frutti di bosco
Il rischio alimentare riguarda soprattutto molluschi bivalvi come cozze, vongole e ostriche, che possono accumulare particelle virali se consumati crudi o poco cotti. La Regione raccomanda di cuocerli completamente, evitando prodotti “appena aperti” o tiepidi, e di acquistarli solo da rivenditori autorizzati con etichettatura e provenienza certificate.
Anche i frutti di bosco possono rappresentare un rischio: quelli freschi vanno lavati accuratamente sotto acqua corrente prima del consumo, mentre i surgelati devono essere cotti a ebollizione per almeno 2 minuti, evitando il consumo crudo in dolci, yogurt o macedonie.
Vademecum della Regione
Tra le altre indicazioni pratiche per prevenire la diffusione dell’infezione:
Lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo il bagno e dopo aver assistito persone malate.
Separare alimenti crudi e cotti, utilizzando utensili e taglieri diversi o lavandoli tra un uso e l’altro.
Pulire e sanificare superfici, piani di lavoro, coltelli e lavelli dopo la manipolazione di cibi crudi.
Bere solo acqua sicura e non utilizzare fonti non controllate.
Evitare di preparare cibo per altri se si manifestano sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali.
La vaccinazione resta la misura più efficace, soprattutto per i contatti di casi confermati e persone a rischio. In caso di esposizione recente, la vaccinazione post-esposizione e le immunoglobuline, se prescritte, sono più efficaci se somministrate tempestivamente.
Quando rivolgersi al medico
È consigliato contattare subito il medico o i servizi ASL in presenza di nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o ittero. Secondo la Regione, la maggior parte dei casi guarisce completamente, ma il decorso può essere più impegnativo negli adulti anziani o con patologie epatiche preesistenti.
L’informazione corretta, la diagnosi precoce, l’igiene e comportamenti alimentari prudenti restano gli strumenti chiave per contenere la diffusione dell’epatite A.





